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Recenti fatti di cronaca ripropongono il dibattito sull’adozione del “tonfa” (politicamente assimilato al “manganello” o allo “sfollagente”) quale dotazione individuale per le Forze dell’ordine in generale e per la polizia locale in particolare, apparendo il pensiero di taluni ancora oggi contaminato da un’ideologia politica anacronistica, incapace di confrontarsi con la realtà operativa del XXI secolo.

Alcuni settori dell’agorà pubblica continuano a evocare il ricordo del regime fascista e delle sue pratiche repressive, come se uno strumento potesse essere marchiato per sempre da un’epoca nefasta.

Questo approccio non solo è storicamente scorretto, ma tradisce anche un rifiuto del progresso giuridico e tecnico che ha caratterizzato la polizia locale nel tempo.

Il “tonfa”, invece, va considerato per ciò che realmente è: un mezzo di protezione essenziale per gli operatori, atto a garantire interventi efficaci, proporzionati e non letali nella gestione della sicurezza urbana.

Se il principio democratico impone che la polizia locale operi con modalità rispettose della dignità umana e dei diritti fondamentali, non si può trascurare la necessità di strumenti adeguati per la tutela degli stessi agenti, che operano quotidianamente in contesti di rischio elevato.

Il “tonfa” rappresenta una soluzione equilibrata tra l’esigenza di garantire la pubblica sicurezza e la necessità di evitare l’uso sproporzionato delle armi da fuoco, rispondendo pienamente ai criteri di proporzionalità e adeguatezza richiesti dall’ordinamento giuridico.

L’analisi giuridica della questione deve partire da un principio cardine della nostra legislazione: la tutela della sicurezza sul lavoro.

L’articolo 2087 del Codice Civile sancisce l’obbligo per il datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie a garantire l’integrità fisica e la salute dei lavoratori.

Questo principio è applicabile a ogni settore professionale e non può essere disatteso quando si tratta della polizia locale, che più di chiunque altro affronta quotidianamente situazioni di pericolo.

È paradossale che, mentre il legislatore impone obblighi stringenti per la sicurezza in ogni ambito lavorativo, si tenti di negare agli agenti della polizia locale l’accesso a strumenti di autodifesa adeguati.

Il “tonfa”, in questo contesto, assume un valore analogo ai dispositivi di protezione individuale previsti dalla normativa sulla sicurezza del lavoro: è un mezzo di tutela essenziale, la cui privazione espone inutilmente gli agenti a rischi evitabili.

Un operatore di polizia privo di strumenti idonei non è solo più vulnerabile, ma rischia di trovarsi costretto a utilizzare mezzi più drastici per difendersi, con conseguenze potenzialmente molto più gravi per tutti i soggetti coinvolti.

Il “tonfa”, quindi, si colloca perfettamente all’interno della logica della legittima difesa e della proporzionalità dell’uso della forza.

La giurisprudenza ha più volte ribadito che la reazione a un’aggressione deve essere misurata e proporzionata al pericolo corso.

Proprio per questo motivo, il “tonfa” rappresenta la risposta più idonea in numerose situazioni in cui l’uso delle armi da fuoco sarebbe eccessivo e contrario ai principi di necessità e proporzionalità.

Si pensi, ad esempio, ai casi di aggressione, violenza e resistenza a pubblico ufficiale o di attacchi con armi improprie: in tali circostanze, il “tonfa” consentirebbe di gestire la minaccia con un impatto contenuto, evitando il ricorso a mezzi di coercizione più invasivi e letali.

Il suo impiego permetterebbe inoltre di preservare il principio di gradualità dell’azione di polizia, fondamentale per garantire interventi equilibrati e conformi alle norme internazionali sui diritti umani.

Un aspetto che merita di essere affrontato con chiarezza è il legame storico tra il “manganello” e il regime fascista.

È indubbio che il Ventennio si sia caratterizzato per un uso strumentale della violenza di Stato, nel quale il manganello è divenuto simbolo di un’oppressione sistematica e brutale.

Tuttavia, ridurre questo strumento alla sua connotazione storica è un errore grave, perché significa confondere l’uso con l’abuso, il mezzo con il fine.

Il manganello non è stato creato dal fascismo, né è uno strumento nato con una finalità autoritaria: la sua esistenza precede di secoli quel periodo e il suo utilizzo è sempre stato legato alla necessità di garantire la sicurezza da parte dei tutoridell’ordine.

La violenza illegittima del regime non dipendeva dal manganello in sé, ma dall’ideologia che ne orientava l’uso.

Oggi la polizia locale e tutte le altre Forze dell’ordine operano in un quadro giuridico radicalmente diverso, nel quale i principi dello Stato di diritto impongono regole chiare per l’uso della forza e prevedono controlli stringenti per prevenire ogni abuso.

Chi ancora oggi si oppone all’adozione del “tonfa” (in guisa di manganello) quale dotazione individuale dell’agente di polizia, continua a riproporre una retorica che non tiene conto dell’evoluzione del diritto e delle tecniche di mantenimento della sicurezza urbana.

Nei principali ordinamenti democratici del mondo, dal Regno Unito agli Stati Uniti, dalla Francia alla Germania, il “tonfa” è considerato uno strumento imprescindibile per la pubblica sicurezza.

Negarlo in Italia sulla base di un’associazione storica è una scelta ideologica che ignora la realtà operativa e mette a rischio l’incolumità di chi ogni giorno garantisce la sicurezza pubblica.

La polizia locale deve poter contare su strumenti che permettano di operare in sicurezza, nel rispetto delle regole e con la massima efficacia.

Il diritto evolve in base alle esigenze della società, e oggi il “tonfa” risponde a criteri giuridici e operativi del tutto diversi rispetto a quelli del passato.

L’adozione del “tonfa” come dotazione standard per la polizia locale non è una questione politica, ma una necessità pratica fondata su principi giuridici chiari.

Esso rappresenta un equilibrio tra la tutela della pubblica sicurezza e la sicurezza degli agenti, consentendo interventi proporzionati e riducendo il rischio di lesioni gravi per entrambe le parti.

L’ostilità ideologica nei confronti di questo strumento è il retaggio di una visione antiquata, che antepone pregiudizi storici alla realtà operativa.

Il diritto alla sicurezza deve essere garantito non solo ai cittadini, ma anche a coloro che, ogni giorno, rischiano la vita per proteggerli.

In un’epoca in cui la razionalità deve prevalere sulle distorsioni ideologiche, il “tonfa” emerge come una scelta necessaria, proporzionata e in linea con i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico democratico.

Luca Montanari

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